
Ti ricordo per intero. Mi ricordo del mio corpo che sprofonda e riemerge per scelta sua e tua. Ricordo il freddo iniziale, il tuffo sbruffone, il movimento delle gambe, dei piedi, delle braccia e delle mie mani che si illudevano di poter spostare parti di te. Ricordo papà che mi insegna a galleggiare come se saper galleggiare in acqua sia un buon punto di partenza per galleggiare nella vita di tutti i giorni. Mi ricordo leggera, consapevole di poter riprendere il controllo in qualsiasi momento. Tutto quello che avevo intorno scompariva nel suono ovattato portandosi dietro i miei pensieri. Ricordo mio nonno in costume e mocassini – per non farsi male sulle pietre – che corre per tuffarsi dopo tempo passato senza toccarti. Ricordo i giochi, miei tuffi, i polpastrelli delle mani rattrappiti. Mamma sdraiata a prendere il sole che dorme. Le mie zie che giocano a carte fino a quando non riescono più a vedere. I miei cugini più piccoli, posso vederli ancora lì, che si tuffano sulla riva, che cercano di far ribalzare le pietre su di te. Ricordo le gare di apnea con mia sorella. Ricordo la pelle salata e calda.
Però ricordo anche i miei polpacci che mi fanno sprofondare nella sabbia, che non mi fanno uscire dall’acqua. Ricordo di quando sei diventato più forte di me anche da calmo e piatto. Da pesce sono diventata alga. Tu mi vinci e io non voglio, mi sdraiavo su di te perché sapevo di potermi rimettermi in piedi. Ora no!
Ho tutto quello che mi hai lasciato, infilato nel petto così in profondità che se ti guardo provo felicità e dolore. E se non ti vedo “ti vengo a cercare”. Ti cerco in quel corpo che non ho più, in tutti quei “Non posso!”.
Ho deciso di non volerti più se non posso averti come voglio.

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